Comune di Chiaverano

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Dati anagrafici

Indirizzo: Piazza Ombre, 1
10010 Chiaverano TO
Telefono: 0125 54805
FAX: 0125 54144
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Sito web: http://www.comune.chiaverano.to.it
Sindaco: Maurizio Fiorentini
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Telefono Sindaco: 0125 54805

Dati statistici

Numero di abitanti: 2.181
Altitudine minima: 237
Altitudine massima: 792
Altitudine del Municipio: 329
Latitudine: 45°29'59"28 N
Longitudine: 07°54'13"32 E
Gradi decimali (latitudine): 45.4998
Gradi decimali (longitudine): 7.9037
Locator (WWL): JN35WL
Santo Patrono: Santa Teodora
Data festa patronale: Terza domenica di settembre
Nome degli abitanti: Chiaveranesi
Superficie in Kmq: 11,98

Descrizione

Chiaverano
Acqua e boschi,
colline rocciose e colline moreniche,
al bordo delle Alpi,
al margine della piana interna
di un luogo straordinario...

Chiaverano, a 55 km da Torino, all' altitudine media di 329 m, sorge in un contesto naturalistico di eccezionale rilievo, il Canavese. Il Canavese si apre allo sbocco della Valle d' Aosta e racchiude il più grande anfiteatro morenico d' Europa, nato dal ritiro degli imponenti ghiacciai alpini. In questo scenario domina protagonista il profilo regolare della Serra, la grande collina morenica, che con i suoi 25 km di lunghezza è uno dei siti più caratteristici per peculiarità geologiche. Ai suoi piedi si stendono i bacini lacustri che formano l' area detta dei cinque laghi. Chiaverano, adagiata sui colli dioritici della Serra, regala un ' emozionante vista dell' anfiteatro morenico e dell' ambiente naturale che lo circonda. Chiaverano nasce da un antico borgo medioevale, di cui è ancora possibile trovare traccia nel ricetto e nei resti del castello. Storia e natura s' intrecciano spesso in un legame indissolubile. Lungo viottoli tra le vigne, sentieri nei boschi, mulattiere selciate, viuzze campestri, le passeggiate si snodano tra scenari sempre diversi dove le opere della natura si susseguono alle opere dell' uomo.
A testimonianza del passaggio dei ghiacciai si incontrano le "rocce montonate", su cui ancora si possono vedere le incisioni tracciate dalla morena e gli enormi e solitari massi errativi "Roc", custodi di un passato vecchio milioni di anni. Testimoni del lavoro dell' uomo le viti sorrette da slanciati monopoli le "Culigne", i vigneti disposti a terrazze, poggiate su imponenti muri a secco. Sulla Serra la località di Scalveis, 100 ettari di bellezze incontaminate, fu in passato alpeggio di Chiaverano; oggi nei castagneti e nelle faggete circostanti, di proprietà comunale, si ritrovano le antiche baite ormai diroccate.
E' un paesaggio che affascina, perché prodotto culturale in cui sono sedimentati e stratificati secoli di costruttivo rapporto intellettuale con l' ambiente naturale. Su di uno sperone roccioso, che domina l' anfiteatro morenico, si erge l'antica chiesa romanica di S. Stefano, custode di affreschi dell' Xl secolo e ultima superstite dello scomparso borgo di Sessano. Nell'area circostante sta nascendo un orto botanico delle erbe officinali e aromatiche e, in armonia con l' ambiente suggestivo sono state realizzate ospitali strutture per il pic - nic. Sulle rocce levigate di S. Stefano, come su altre simili della zona, cresce il raro fico d' india nano endemico. Spesso la vegetazione sorprende per la varietà delle sue piante e dei fiori: betulle, ginestre, ciliegi, ginepri alternano colori e profumi all' alternarsi delle stagioni.
Passeggiando lungo le sponde del lago Sirio e tra i boschi del lago Pistono, si incontrano frammenti dell' acquedotto romano di Ivrea, che partendo dal moresco di Bienca, frazione di Chiaverano, fu costruito sfruttando l' andamento naturale del terreno. Confusi fra i sassi dei muri a secco affiorano pietre spaccate e calce, oppure pezzi rossicci di coccio. Nel cuore del paese la Bottega del Frèr (fabbro), oggi museo, è l'unica rimasta tra le botteghe artigiane che nel secolo scorso animavano la vita produttiva del paese. E' un museo di oggetti e strumenti del vivere e dell' operare quotidiano.
In un progetto di riqualificazione dell' agricoltura, l' Associazione del Rosmarino, nata da pochi anni, ha avviato una selezionata coltivazione di questo saporitissimo arbusto che, grazie alle particolari caratteristiche di esposizione e di terreno, acquista un sapore ed una fragranza peculiari. Vetrina dell' Associazione è la Bottega del Rosmarino, che si ricollega alla tradizione di antichi saperi del luogo.
Nei suoi paesaggi Chiaverano racconta l' opera di generazioni che hanno saputo usare in armonia con l' ambiente le risorse di un territorio ricco di bellezze naturali. In questo territorio, lungo i numerosi percorsi che l' attraversano, il visitatore attento scopre i valori di una popolazione e di essa vi riconosce i comportamenti e il lavoro accumulato nel tempo. E' l' ambiente ideale per brevi vacanze "lontano dal solito, a un passo da te", diverse e rilassanti, per passeggiate distensive, trekking, suggestive escursioni in mountain bike. Ma è anche l' ambiente ideale per la pratica di numerosi sport, dalla canoa sul lago al nuoto ed al tennis.

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Panorama di Chiaverano
La Chiesa di Santa Marta
La Chiesa di Santo Stefano
Il Lago Sirio

Storia

La storia di Chiaverano si inserisce in quella generale della lotta delle investiture tra papato e impero che caratterizza il secolo XII. Dal 1193 si accendono tra il Vescovo di Vercelli e il Vescovo di Ivrea delle rivalità per i possedimenti sul confine non ben delimitato sul versante della Serra Morenica, che sfociano in gravi scontri provocati anche dalla rivalità di signori feudali, come i conti di S. Martino, Valperga e Masino. Le continue scorrerie che desolavano i paesi spinsero gli abitanti a mettersi sotto la protezione del vescovo di Ivrea, unica autorità in grado di contrastare la prepotenza dei signori del Canavese e dei Vercellesi.
Tra il 1200 e il 1250 nascono nuovi borghi fortificati che raggruppavano i borghi aperti limitrofi: Bollengo, Settimo, Borgofranco, il Borgo delle Coste (l'attuale Piverone) e infine Chiaverano. Nel 1250 venne stipulato tra il vescovo e i rappresentanti dei borghi di Bienca, Sessano, Bellesano e Chiaverano, appartenenti alla castellata di Chiaverano, un patto in occasione della costruzione della nuova villa di Chiaverano attorno al castrum Clauerani. I buoni uomini (buoni sta per liberi) delle famiglie dei borghi, per mezzo dei Consoli loro rappresentanti, dichiarano la loro fedeltà al vescovo d'Ivrea, Giovanni di Barone, riconoscendone la giurisdizione, e sottoscrivono patti, come l'obbligo di costruire e abitare in Chiaverano, pagare i censi sulle terre distribuite in cambio della sua protezione. I patti stipulati nel 1251 sanciscono la nascita del comune di Chiaverano, che si sviluppa poco a poco intorno al primitivo nucleo situato intorno al castello.
Gli Statuti, Ordinamentum comunis et hominum Clauerani, un insieme di norme e di leggi che regolavano i rapporti fra il cittadino e il comune (e tra questo e il Signore), sono un documento prezioso e fondamentale per conoscere la vita quotidiana degli abitanti di una comunità rurale nel Medioevo. Scomparvero così progressivamente gli abitati di Sessano e Bellesano, mentre rimase viva (e lo è tuttora) Bienca.
Nel 1349 Giovanni II di Monferrato invase il Canavese e, conquistata Caluso, continuò le sue scorrerie giungendo fino alle porte di Ivrea e ponendo l'assedio a Chiaverano. Il castello, difeso da una guarnigione al comando del Castellano di Bard, Teobaldo di Challant, inviato da Amedeo VI di Savoia, si difese energicamente e resistette senza cedere.
Il paese, caratteristico borgo medioevale arroccato intorno al castello, per la sua posizione strategica al confine con la zona posta sotto la giurisdizione del Comune di Vercelli, divenne uno dei baluardi del potere vescovile di Ivrea.
La fortezza, restaurata all'inizio del '500, venne assalita nel 1640 durante la guerra di successione sabauda prima dalle truppe spagnole e poi da quelle francesi; fu danneggiata ulteriormente nel 1704 dalle truppe francesi che assediarono Ivrea. Iniziò un declino inesorabile; nel 1759 è registrata la notizia del crollo di una torre, senza che seguisse nessun intervento di restauro, essendo ormai superata la sua funzione di protezione e difesa.
Il materiale edilizio recuperato fu destinato alla costruzione del nuovo campanile. Del castello diroccato oggi restano solo pochi ruderi.

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